Questa è la guida meno “piccante” e forse una delle più utili. Il pavimento pelvico partecipa al sostegno degli organi, alla continenza e alla risposta sessuale, anche se di solito ci ricordiamo della sua esistenza soltanto quando qualcosa non va.
Una precisazione subito: un pavimento pelvico sano non è semplicemente un pavimento pelvico “più forte”. Deve saper contrarsi, rilassarsi e coordinarsi nel momento giusto. Fare gare di Kegel, insomma, non assegna medaglie e può perfino essere la gara sbagliata.
Cos’è il pavimento pelvico, in parole semplici?
È un insieme di muscoli e tessuti che chiude inferiormente il bacino e contribuisce a sostenere vescica, utero e intestino. Partecipa al controllo di urina, feci e gas e ha un ruolo anche nella sessualità.
Questi muscoli possono essere poco efficienti, ma possono anche essere troppo tesi o avere difficoltà a rilassarsi e coordinarsi. Perdite, senso di peso, dolore o difficoltà durante la penetrazione possono avere cause diverse: non bastano, da soli, per capire quale esercizio serva.
Che rapporto c’è con il piacere?
Il pavimento pelvico partecipa alla risposta sessuale e una migliore consapevolezza del proprio corpo può essere utile. Questo però non significa che “più tono” produca automaticamente più piacere: un muscolo sempre contratto non è necessariamente un muscolo che lavora bene.
Se non ci sono sintomi, esplorare contrazione e rilassamento può aiutare a conoscere meglio il proprio corpo. Se invece compaiono dolore, fastidio o difficoltà a contrarre o rilassare, rinforzare alla cieca non è una buona scorciatoia.
Cosa sono gli esercizi di Kegel?
Sono esercizi nei quali si contraggono e si rilasciano volontariamente i muscoli del pavimento pelvico. Per riconoscerli puoi immaginare di trattenere contemporaneamente un gas e il flusso di urina, continuando però a respirare e senza stringere glutei e addome.
È soltanto un’immagine per localizzare i muscoli: non bisogna allenarsi interrompendo abitualmente la pipì. Inoltre non esiste un programma identico per tutte. Un percorso corretto considera sia la contrazione sia il rilassamento e, quando ci sono sintomi, viene adattato dopo una valutazione professionale.
Piacere, allenamento e riabilitazione non sono la stessa cosa
Per chiarire questo confine abbiamo chiesto un contributo specifico a:
Dott.ssa Benedetta Zucchi
fisioterapista specializzata nella riabilitazione del pavimento pelvico.
La differenza tra utilizzare un vibratore per fini riabilitativi e utilizzare un vibratore per fini ludici risiede proprio nel motivo e nello scopo del suo utilizzo. Quando consiglio l’utilizzo di un vibratore alle mie pazienti è finalizzato al trattamento di disturbi del pavimento pelvico e non a un utilizzo ludico. Il suo impiego viene consigliato da una figura sanitaria, dopo una valutazione e la pianificazione di un percorso riabilitativo.
All’interno di un percorso riabilitativo il vibratore può essere impiegato durante il massaggio perineale per il trattamento di disturbi come il dolore durante i rapporti sessuali. Il massaggio perineale, per come lo intendiamo in riabilitazione, non ha come fine il piacere ma la risoluzione di tensioni muscolari che possono ostacolare il rapporto sessuale e pregiudicarne la soddisfazione.
Utilizzare un vibratore per il trattamento “fai da te” di una disfunzione del pavimento pelvico, senza precise indicazioni di un professionista e senza sapere come e quando utilizzarlo, non darà i benefici sperati.
Come dico alle mie pazienti, nulla vieta di unire l’utile al dilettevole: l’utilizzo ludico di un vibratore aumenta la consapevolezza del proprio corpo e del proprio piacere, basi importanti per una vita sessuale sana e soddisfacente.
Dott.ssa Benedetta Zucchi, fisioterapista specializzata nella riabilitazione del pavimento pelvico.
A cosa servono le palline Kegel?
Con il nome “palline Kegel” o “palline geisha” vengono venduti prodotti diversi per forma, peso e funzioni, alcuni dei quali vibrano. Possono essere scelti come accessori ludici o per esplorare le proprie sensazioni, ma non costituiscono automaticamente un programma di riabilitazione.
Riuscire a trattenerle non dimostra, da solo, che la contrazione e il rilassamento siano eseguiti correttamente. Le palline commerciali, i coni vaginali e gli strumenti di biofeedback usati in ambito riabilitativo non sono oggetti intercambiabili: quando l’obiettivo è trattare un sintomo, la scelta dello strumento viene dopo la valutazione, non prima.
Come usarle con prudenza?
Non esiste una durata universale valida per tutte, né una progressione automatica dal peso più leggero a quello più pesante. Vanno seguite le istruzioni del prodotto, verificando che sia integro, pulito e adatto all’uso previsto. Se serve un lubrificante, deve essere compatibile con il materiale indicato dal produttore.
L’inserimento non va mai forzato. In presenza di dolore, bruciore, sanguinamento, senso di peso o peggioramento di un disturbo, si interrompe l’uso. Se lo scopo è terapeutico, tempi, modalità ed eventuale scelta del dispositivo devono essere definiti con una professionista sanitaria.
Ci sono accortezze?
In gravidanza, dopo il parto o un intervento, oppure in presenza di dolore pelvico, perdite urinarie, sensazione di prolasso o difficoltà a contrarre e rilassare, è prudente parlarne prima con ginecologa, ostetrica o fisioterapista specializzata nel pavimento pelvico.
Il percorso giusto può prevedere rinforzo, rilassamento, coordinazione o altre strategie. Un accessorio non si trasforma in fisioterapista soltanto perché vibra: purtroppo il diploma non era incluso nella scatola.
In sintesi: prima viene l’obiettivo. Per il piacere, un toy può essere un modo piacevole per conoscere il proprio corpo. Per trattare un problema, viene prima una valutazione. Le palline sono una possibilità, non una scorciatoia universale. Se vuoi conoscere i prodotti disponibili, puoi consultare la categoria Palline Kegel, leggendo sempre indicazioni e avvertenze del modello scelto.
Domande rapide
A cosa servono le palline Kegel?
Possono essere usate come accessori ludici o per esplorare le proprie sensazioni, secondo le caratteristiche del prodotto. Non allenano automaticamente il pavimento pelvico e non sostituiscono una valutazione o un programma riabilitativo.
Quanto si usano al giorno?
Non esiste una durata universale. Vanno seguite le istruzioni del prodotto; se l’obiettivo è terapeutico, tempi e modalità devono essere stabiliti dopo una valutazione professionale. In presenza di dolore o fastidio si interrompe l’uso.
Da dove inizio dopo il parto o se mi sento debole?
Non automaticamente da una pallina più leggera. Dopo il parto o in presenza di sintomi è meglio partire da una valutazione: il pavimento pelvico potrebbe aver bisogno di rinforzo, rilassamento, coordinazione o di un percorso diverso.